NOTIZIE IN STUDIO DI SOTTOCULTURA CALABRESE

Lo studio della sottocultura calabrese è una delle principali aree di ricerca nel Sud Italia del l’accademico, Ph.D Oleg Maltsev. Questo lavoro è in corso da più di un anno, sono state condotte diverse spedizioni di ricerca nel Sud Italia.

Durante questo periodo di tempo sono state studiate e analizzate tanti fonti scientifiche, documentarie e popolari; sono stati organizzati lavori con l’esperti in questo campo, esperti a livello mondiale, come Antonio Nicaso, Nicola Gratteri, Arcangelo Badolati, Enzo Ciconte e altri.

Come risultato del lavoro in Calabria e delle ricerche sulla storia e l’origine della sottocultura calabrese, Oleg Maltsev ha pubblicato il libro «Il silenzio ingannevole». Questo lavoro contiene i risultati della ricerca scientifica nel campo della sottocultura calabrese, presenta strumenti di ricerca, modelli euristici e la «Metodologia dell’analisi delle tradizioni criminali»; analisi comparativa della struttura delle organizzazioni della Mafia e della Ndrangheta; analisi e confronto di programmi di addestramento per l’Ordine dei Francescani, la Scuola Napoletana di Scherma e Ndrangheta; analisi di armi specifiche per la regione Calabria; sottocultura della tradizione criminale calabrese; storia aziendale. Come risultato della ricerca, sono state identificate le origini della sottocultura criminale calabrese e tre periodi storici della sua formazione.

Foto dal libro «Il silenzio ingannevole»

 

Tuttavia, la ricerca non si ferma e il lavoro viene svolto in questa direzione a livello internazionale. Di recente c’è stata una visita ufficiale di Antonio Nicaso all’Accademia delle scienze ucraina in Odessa. Di conseguenza, è stato svolto un enorme lavoro scientifico, un’analisi della storia e delle origini del crimine organizzato, un’analisi dei codici Ndrangheta, ecc.

 

Una visita di Antonio Nicaso all’Accademia delle scienze ucraina in Odessa

 

Sulla base dell’Istituto di ricerca, continua la traduzione delle fonti principali di informazione sulla sottocultura calabrese. Ad esempio, oggi per i nostri specialisti e scienziati all’interno dell’Istituto, il libro di Arcangelo Badolati “Mamma ‘Ndrangheta” in russo è disponibile per nostro studio interno.

Durante la spedizione scientifica calabrese, sono stati condotti anche lavori chiusi con il giornalista e ricercatore Arcangelo Badolati.

Mamma Ndrangheta — è una delle principali fonti sulla storia dei cosche calabrese, dall’antica solitudine ai tempi moderni. Ad esempio, ecco cosa scrivono Antonio Nicaso e Nicola Gratteri sul libro.

Un viaggio lungo più di un secolo tra le organizzazioni criminali che hanno infestato l’area settentrionale della Calabria. Un viaggio tra boss e picciotti prima della «picciotteria» e poi della ‘Ndrangheta compiuto esaminando sentenze, documenti di archivio, pubblicazioni e giornali d’epoca e ricercando, come una volta facevano i grandi giornalisti, le foto più significative di personaggi che hanno dominato città e paesi forti, a volte, di un impressionante consenso sociale. Il libro di Arcangelo Badolati è l’opera più completa ed esaustiva scritta sulle organizzazioni criminali della provincia di Cosenza. Un’opera che segue di 13 anni il suo primo volume — «I segreti dei boss» — che fu, invece, il primo testo dedicato alla mafia bruzia. In questo nuovo lavoro, Badolati traccia la mappa delle cosche calabresi e la catena di comando che ne determina strategie e interessi individuando l’esistenza di due «crimini», uno a Cirò e l’altro a San Luca, così come emerge dalle più recenti indagini condotte dalle procure antimafia di Reggio e Catanzaro. L’autore esamina anche la produzione letteraria riguardante il fenomeno della criminalità organizzata in Calabria, soffermandosi in particolare su un autore, Saverio Montalto, colpevolmente sottovalutato e dimenticato, che per primo nel suo più celebre lavoro -«La famiglia Montalbano»- parlò in anni lontani dell’esistenza di una struttura unitaria di coordinamento della ‘ndrangheta in provincia di Reggio Calabria e della divisione di quella zona della regione in tre «mandamenti». Una struttura — «il crimine» — che nulla ha però a che vedere con la «cupola» siciliana di più moderno interesse. Particolarmente interessante si rivela poi nel lavoro del giornalista e scrittore spagnola, per lungo tempo ritenuta matrice di riferimento storico della ‘ndrangheta e della quale parla per la prima volta una scrittrice francese, la quale scrisse sotto lo pseudonimo spagnolo di Victor de parte dedicata alla Garduña spagnola, per lungo tempo ritenuta matrice di riferimento storico della ‘ndrangheta e della quale parla per la prima volta una scrittrice francese, la quale scrisse sotto lo pseudonimo spagnolo di Victor de Fereal, nel 1844. Badolati compie un’analisi di comparazione fra la strutturazione interna e le gerarchie della setta iberica fondata-secondo de Fereal — nel 1417 a Toledo e quelle delle mafia calabrese L’autore, tuttavia, non si lascia convincere del tutto della reale esistenza della Garduña e ne mette in dubbio la reale attività lasciando intendere in mancanza, lungo i secoli, di qualsivoglia riferimento processuale alla setta in Spagna — che potrebbe trattarsi solo di una invenzione letteraria della scrittrice francese. Appassionante poi il racconto dello sviluppo e della evoluzione tra l’Ottocento e il Novecento della criminalità bruzia. Un racconto che si sviluppa partendo dal primo dibattimento celebrato contro la «picciotteria» cosentina e si proietta sino ai giorni nostri, passando per le «fortune» fatte negli Stati Uniti anche da due cosentini — Frank Costello e Jim Colosimo a New York e Chicago. Badolati testimonia pure della presenza in Calabria di Lucky Luciano, il grande capo di Cosa nostra americana, ricostruendone l’episodio e dimostrandone la veridicità con una foto del boss americano assolutamente introvabile.

Nella sua prima parte, «Mamma ‘Ndrangheta» smentisce un assunto per decenni accreditato dalla storiografia di settore circa la mancanza di tradizioni storiche della mafia cosentina dimostrando, al contrario, che essa ebbe un periodo di splendore lungo i primi trent’anni del secolo scorso. In epoca più recente, la criminalità organizzata di Cosenza ha avuto, invece, uno sviluppo moderno passato attraverso l’azione dei suoi uomini più rappresentativi: Luigi Pennino, Luigi Palermo, Franco Pino, Antonio Sena, Santo Carelli, Franco Muto e Franco Perna, dei quali l’autore traccia con documentate ricerche le personalità. Infine, l’oggi. Con inchieste, sentenze e dibattimenti esaminati da Badolati con il piglio dello storico e una documentatissima analisi di fatti e circostanze che offrono un quadro straordinariamente esaustivo. Dalle due ondate di pentiti che affollano le scene giudiziarie ai maxiprocessi che caratterizzano le attività degli organi giudiziari di Cosenza, Paola, Castrovillari, Rossano e Catanzaro, lo scrittore delinea le figure dei collaboratori di giustizia, descrive la dinamica e i moventi dei delitti compiuti dal 1977 al 2014, spiega come le cosche bruzie attuarono la strategia della dissociazione» durante il dibattimento «Garden» ottenendo sconti di pena significativi. Una strategia, quella della «dissociazione», inutilmente tentata anche dai boss siciliani all’inizio del Duemila. Arcangelo Badolati svela, infine, i retroscena della indagine che portò alla ricerca, davanti alle coste di Cetraro, di una fantomatica nave carica di rifiuti tossici. Una storia che il pentito Francesco Fonti tentò di accreditare come vera, venendo però clamorosamente smentito dai fatti. L’autore dimostra come Fonti apprese notizie sullo smaltimento illegale delle scorie nucleari da un compagno di detenzione che era un faccendiere impegnato in questo sinistro genere di affari. Se, dunque, s’intende conoscere e studiare l’evoluzione delle organizzazioni mafiose nell’area settentrionale della Calabria non si può prescindere da questo volume che, oltre a interessanti e indispensabili ricostruzioni mirate di accadimenti, offre spunti di riflessione sulle strade da intraprendere per arginare l’offensiva della ‘ndrangheta.

 

Il libro di Arcangelo Badolati “Mamma ‘Ndrangheta” in russo in nostro Istituto di ricerca

 

Dall’Istituto di ricerca di Memoria, Corpo Spedizione, Istituto di ricerca della Ricerca delle Tradizioni Criminale, dell’Accademia delle scienze dell’Ucraina nella regione di Odessa, sono grato all’accademico, Ph.D Oleg Maltsev per il suo grande contributo alla scienza, il lavoro svolto e lo studio di tradizioni, storia, filosofia del Sud Italia, traduzione di varie fonti che non erano disponibili in precedenza presso Lingua russa, creando le condizioni per la ricerca e il lavoro scientifico.

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